I danni del Coronavirus nel settore della ristorazione

by Daniela Colangelo
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I danni del Coronavirus per il settore della ristorazione

L’emergenza Coronavirus ha messo in ginocchio l’economia italiana. Le perdite maggiori sono state subite dai ristoratori. Infatti il settore della ristorazione, insieme a quello turistico, è sicuramente quello più colpito. Ma a quanto ammontano i danni derivanti dal Coronavirus nel settore della Ristorazione?

Secondo le stime effettuate dalla FIPE, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, la ristorazione perderà circa 8 miliardi di euro. Stime non molto rassicuranti per la nostra adorata Italia. Ciò potrebbe causare una pesante recessione per il nostro Paese.

Per fortuna non tutte le attività hanno chiuso i battenti. Molte si sono adattate effettuando consegne a domicilio, tramite piattaforme di food delivery o semplici siti vetrina. Anche l’asporto ha dato una mano in questo periodo.

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Danni del Coronavirus: i dati FIPE

Chi fa parte di questo settore? Quali sono i danni del Coronavirus?

Facciamo chiarezza. Il settore della ristorazione fa riferimento al consumo di cibi e bevande fuori casa, come avviene in esercizi quali ristoranti, bar e caffetterie, mense e altri locali pubblici. Ecco quanto ha dichiarato in merito il Presidente della FIPE:

Un paese si è fermato e all’ombra dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia coronavirus – afferma Lino Enrico Stoppani – , c’è un esercito di micro e piccole imprese che si ritrova in mezzo a mille difficoltà perché il blocco totale dell’economia ha visto fermarsi “la loro economia”. Parliamo in particolare di bar, ristoranti, discoteche, stabilimenti balneari che oltre ad essere un luogo di servizio, di convivialità, di confronto, lo sono anche di lavoro e di produzione di ricchezza…

…L’impatto del Coronavirus non si è limitato a un calo dei ricavi e dei margini di profitto delle imprese, ma ad effetti negativi sulla struttura finanziaria. Quello che più preoccupa, infatti, è l’incertezza sul futuro. Il momento è difficile, la situazione è in continua evoluzione e non sempre appaiono chiare le scelte del Governo, che restano motivo in più di angoscia per le imprese.

Grazie alle analisi effettuate dalla FIPE, sono emersi i principali problemi che riguardano le attività costrette a chiudere. Andiamo a farne un elenco:

  1. stipendi per i dipendenti;
  2. pagamento di tasse, imposte locali e contributi;
  3. pagamento dei fornitori;
  4. liquidità finanziaria inesistente;
  5. canoni di locazione;
  6. mutui o eventuali prestiti;

Scarica l’allegato della FIPE sull’Impatto del Coronavirus sulla Ristorazione Italiana.

Fase 2: ossigeno per i ristoratori

Il take away ha sicuramente aiutato, ma la situazione di emergenza ha portato alcune attività al collasso. Molte sono state costrette a licenziare dipendenti o a chiudere perché non rientravano con i costi. Affitto, pagamento delle utenze, contributi, fornitori. Un vero disastro, forse è la situazione più drammatica dopo tanti anni.

Ma l’ancora di salvataggio è arrivata con la riapertura delle attività dal 18 Maggio 2020.

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Gli esercenti stanno lavorando in condizioni difficili legate a criticità innanzitutto economiche. Inoltre, le misure restrittive non sono poche. Citiamone alcune:

  • possibili rilevazioni di temperatura (non superiore ai 37,5°C);
  • messa a disposizione di prodotti igienizzanti sia per i clienti che per il personale;
  • numero limitato di ingresso nei locali;
  • i tavoli devono garantire una distanza interpersonale di almeno 1 metro o devono esserci barriere fisiche tra i diversi tavoli adeguate a prevenire possibili contagi.

Scarica l’allegato pdf dei Provvedimenti Regionali per la Ristorazione.

É sicuramente una dura battaglia da vincere, ma lasciatemelo dire, siamo italiani: primi al mondo in ristorazione, arte, turismo, moda. Ci vorrà tempo, ci sarà una ripresa graduale. La patria della ristorazione non morirà mai.

Sei un esercente? Consulta il sito della Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, scopri tutte le novità!

I benefici economici del Covid-19 per la GDO

Quest’enorme crisi per fortuna non riguarda proprio tutti i settori. La GDO (Grande Distribuzione Organizzata) ha registrato forti incrementi di fatturato, merito della frenetica corsa ai carrelli degli italiani. Code lunghissime davanti ai supermercati e negozi per l’igiene della casa. L’obiettivo? Quello di accaparrarsi più prodotti possibile. Le dispense delle case italiane sono ormai diventate dei veri e propri magazzini.

Quali sono i prodotti più venduti? Sicuramente tutto ciò che riguarda generi alimentari, igiene della casa e cura della persona:

  • prodotti a lunga conservazione come pasta, riso, sughi pronti e salsa;
  • farmaci, parafarmaci, integratori alimentari.

Ai limiti dell’incredibile anche la corsa all’acquisto del famigerato lievito di birra: must have della cucina italiana 2020. Non si può mica rinunciare alla pizza!

Secondo uno studio effettuato da Nielsen per il periodo 17/23 febbraio 2020, le vendite per la GDO sono salite a +8,34%, rispetto allo stesso periodo nel 2019. Per non parlare delle vendite online. Infatti, si sarebbe registrato un incremento di circa il 57% per la vendita di prodotti grocery, rispetto solo alle settimane precedenti.

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